Nelle crisi emergono incapaci, irresponsabili e sciacalli. E questo vale anche per l’emergenza Covid-19.

A bocce ferme non sarà ozioso guardare alla nostra classe dirigente, alla politica, alle seconde file e alle ex prime file: le quali tutte preferiscono starnazzare per un trafiletto che le porti fuori dalla irrilevanza piuttosto che arrendersi a un comportamento responsabile valorizzando l’interesse nazionale anziché qualche like di consenso spicciolo e miope.

Ma poi converrà fare anche una verifica – per esempio – su come sia stato possibile avere un importante focolaio in una casa di riposo in un territorio molto lontano dalla Bergamasca o dal Lodigiano, mentre tutto intorno i numeri dei contagi erano quasi irrilevanti. Verificare se sia vero che il gestore abbia continuato (e continui tutt’oggi) a girare tra gli anziani senza mascherina, come ape di fiore in fiore, risultando così un vero e proprio untore dei suoi collaboratori e dei suoi ospiti. E quale ruolo abbia giocato sugli esiti la sottovalutazione di ciò che da un mese stava già succedendo nel nord Italia da parte di un vanaglorioso con delirio di onnipotenza.

Sembra, questa seconda verifica, meno rilevante della prima. E invece chissà che non sarà stato per una associazione tra incapaci, irresponsabili e sciacalli che siamo finiti così.