Un blog di castronerie per seppellire i politici improvvisati

Racconta Adriana Logroscino sul «Corriere del Mezzogiorno» della penosa immagine che il Consiglio comunale di Bari ha offerto nell’ultima seduta-fiume. Tra sceneggiate, incursioni-farsa nell’ufficio del sindaco, affronti tra il bullismo e il grottesco. Lo scadimento della qualità, umana prima che politica, dei rappresentanti del popolo è cosa alla quale ormai rischiamo di essere abituati. Il centrodestra cittadino – in particolare – da anni dà prova della scarsa capacità di incidere con atti di controllo reale sulle amministrazioni che si sono succedute nel dopo-Di Cagno Abbrescia: troppe volte le conferenze stampa si sono ridotte a messe in scena che neanche “Striscia la notizia” con provoloni e tapiri, a rendere plateale la banalità degli interventi più che l’incompetenza vera o presunta degli avversari.

Fino agli anni Novanta si arrivava su uno scranno dopo aver fatto gavetta, scuola politica di strada e di segreteria politica. All’ombra di personaggi che, magari avevano un uso disinvolto delle risorse pubbliche, ma quanto meno una delibera sapevano scriverla, o almeno leggerla. E invece.

Gli organi di informazione hanno riferito – ne fa cenno anche Logroscino – di uno «scontro» su che cosa davvero abbiano mangiato gli esponenti della maggioranza in una pausa della seduta: «allievi crudi» come accusa il centrodestra o «focaccia», come si scherniscono dall’altro schieramento? Questo è il livello. Ma – per dire – il centrodestra di opposizione, dalla Regione in giù, ci fa leggere da oltre un decennio comunicati stampa collettivi, nei quali sotto mezza frase vengono aggiunte le firme di una decina di consiglieri, come se davvero occorra mettersi in dieci per partorire un topolino.

Il punto è invero come se n’esce. Già sarebbe bello se qualcuno si prendesse la briga di scrivere, magari in un blog, se non su un giornale, le castronerie più incredibili che tocca registrare nelle assise cittadine, per esempio. Risolveremmo qualcosa? Certamente no. Ma quanto meno ci toglieremmo il gusto di ridergli in faccia. E terremmo la speranza almeno che una risata un giorno li seppellirà (politicamente, ça va sans dire).