Laudati e il costo (altissimo) del ripristino dell’ordine (cioè della legalità)

163210467-865f9e25-269d-4a2e-a528-f6181120a6b9Diciamola così: il signor procuratore di Lecce ha sostenuto la tesi che Antonio Laudati fosse un cretino integrale. Uno che prima ancora di insediarsi come nuovo procuratore della Repubblica di Bari convoca una riunione per dire a coloro che collaboreranno con lui: state tutti fermi finché arriverò io, perché a me mi ha mandato Alfano (allora fido scudiero di Berlusconi) per insabbiare tutto, la D’Addario e le escort, Tarantini e le protesi.

Un cretino integrale.

Che viene mandato a Bari dove la fuga di notizie riguardanti inchieste su politici era la regola, non l’eccezione. La Bari del colonnello Paglino, indagato per molestie su una giornalista e una testimone, per peculato e rivelazione di segreto d’ufficio (a proposito: com’è finita?). La Bari in cui un pm sa che il nome di suo fratello è finito incidentalmente nelle carte della inchiesta di una collega e le intercetta l’amica intima.

Il mio giornale del tempo accolse con le trombe Laudati: dieci domande sulle incongruenze pesanti delle inchieste che si era trovato sulla scrivania arrivando in via Nazariantz. Lui la prese sportivamente. E rispose come poteva, tra un segreto d’indagine e un altro. Una cosa disse chiara però: Tarantini (quello che secondo Motta sarebbe stato da lui favorito per favorire indirettamente Berlusconi) era indagato a Bari da anni per cose di protesi e tangenti, in una inchiesta partita dalle mani di un pm antimafia, poi era stato indagato per i nuovi fatti scoperecci, ma il primo a arrestarlo era stato lui, Laudati. E qualcuno a Lecce deve aver pensato: per favorirlo lo arresta, lo vedi che è cretino integrale?

Ah sì, questa è anche la Bari (anzi il Paese) in cui un giornalista chiacchiera con una fonte ufficiale (Laudati appunto) e poi sputtana la registrazione (nascosta) della conversazione. Uno schifo che la dice lunga sullo stato di salute della professione giornalistica, ma questo per carità di patria è un altro discorso.

Indagato Laudati, in molti lo contattano (e io tra i primi) per dirgli: raccontami che cosa c’è dietro queste ipotesi di accusa contro di te che sono così deliranti che non ci crederebbe neanche un bambino, ma i tuoi colleghi sì. Il pm-fratello per caso ha vecchi rancori con te? Il signor procuratore di Lecce (che grazie al Cielo è arrivato alle soglie della pensione, meritatissima) ha per caso motivi che non conosciamo per credere alle supercazzole? La risposta che ne ho avuto, ogni volta io come gli altri, è stata un disco rotto: «Credo nella giustizia, verrà il momento in tribunale per chiarire i fatti».

Ammetto. All’ennesima risposta come questa, e mentre le grancasse degli amici (giornalisti e giornali) dei suoi avversari gli davano addosso a palle incatenate, lo pensai anche io che era un cretino integrale a fidarsi della giustizia. E invece ha avuto ragione lui: i giornali dicono che ieri Motta è uscito dall’aula stizzito, povera gioia, quando il tribunale ha assolto Laudati. Va così, evidentemente: si trova un giudice a Lecce che non crede agli asini che volano. O forse l’assoluzione è anche il segno di un Paese che ha archiviato mentalmente i drogati giochi di schieramento cui ci ha condotto il ventennio berlusconiano e ha ripreso a ragionare col cervello.

Quanto a Laudati. Se non avesse avuto queste palate di fango (…) addosso, oggi sarebbe procuratore nazionale antimafia. Speriamo che ora non dica che crede nella giustizia che condannerà qualcuno per calunnia o farà pagare a qualcuno il conto dello sputtanamento che ha subìto. Perché se lo dice, allora davvero Laudati…

Comments: 1

  1. leonardo says:

    Lecce é un buon Tribunale! Laudati ha avuto giustizia. Adesso aspetto un altro caso… per il quale spero in una riprova!!